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Quando, nel I sec. a. C., le legioni romane occuparono la costa
veronese del Benaco, la loro prima preoccupazione fu di fortificare le
posizioni strategiche, tra cui Torri, a metà strada sullo rotta
lacustre Peschiera-Riva. Con molte probabilità Torri divenne quindi un
castrum, sede di guarnigione, e, grazie ad una strada che scavalcava
lo collina di Albisano, fu collegata con l'entroterra. Alcuni fanno
risalire al periodo romano l'attuale torre ovest del costello,
nettamente distinta dalle oltre due quanto a tecnica costruttiva;
secondo altri autori, invece, risalirebbe ai primissimi anni del X
sec., con lo presenza a Torri di Berengario I, re d'Italia. Costui,
allo scopo di difendere gli abitanti dalle scorrerie degli Ungari, che
in quei tempi funestavano la Pianura Padana, fece restaurare il
maniero e costruire le mura, resti delle quali sono ancoro visibili
tra la strada Gardesana e il centro storico; a Berengario è pure
attribuito la torre che porta il suo nome, in piazzo della Chiesa. Il
castello fu quindi ristrutturato da Antonio dello Scala, l'ultimo
signore scaligero, il quale nel 1383 affidò i lavori a un certo
Bonaventura Prendilacqua, come si legge su una lapide murata nel lato
ovest dello torre «romana». Ma le nuove fortificazioni non impedirono
che anche Torri fosse investita dalle truppe dei Visconti di Milano,
che la espugnarono dopo solo sei giorni di assedio: ormai le
artiglierie avevano reso inutili le vecchie mura a cortina. Quindi,
subentrati poco dopo i Veneziani (1405), il castello si ovviò verso un
lento ma inarrestabile declino, che culminò nel sec. XVIII con
l'abbattimento della cinta muraria più esterna per far posto
all'attuale serra di agrumi. Quando, nell'inverno del 1980, un gruppo
di volonterosi diede un'occhiata all'interno dell' area del costello,
lo spettacolo che si offrì loro era desolante: macerie dappertutto,
infissi cadenti e la limonàra quasi in abbandono. Da qui partì l'idea
di riportarlo o nuova vita, avviando un'opera di pulizia e quindi di
restauro, che venne affidato all'arch. Arrigo Rudi. Grazie poi alla
collaborazione dell'amministrazione comunale e all'entusiastica
partecipazione della popolazione, nel 1983 venne inaugurato il Museo
de! Castello Scaligero. La maggiore attrazione è certamente lo serra
di agrumi, risalente al 1760 e praticamente l'unica aperta al pubblico
su tutto il lago. Nelle sale sono illustrati aspetti della cultura
materiale di Torri e di tutto l'Alto Garda in generale: vi è una
sezione dedicata all'olivicoltura con la ricostruzione, con le parti
in pietra originali, di un torchio per olive; una è riservata alla
pesca, con ben tre sale; un intero piano dell'edificio museale è
dedicato alle incisioni rupestri del lago di Garda; in una sala poi
possiamo ammirare un pregevole plastico del centro storico di Torri,
come doveva presentarsi fino agli inizi del nostro secolo, mentre due
grandi mappe settecentesche ne illustrano il territorio; infine, un
piccolo orto botanico ospita tutte le principali piante della costa e
dell'entroterra gardesano.
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