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Appena varcato il
cancello d'ingresso, la nostra attenzione è attirata da un pozzo con
una vera in marmo giallo locale. La torre che sovrasta l'ingresso è il mastio, un tempo ben
più alto, con la parte superiore aggettante e collegato al resto della
fortificazione grazie ad un ponte levatoio: esso costituiva l'estrema
difesa in caso di assedio. L'abitazione attigua al mastio è quella che
ora ospita le sale del museo. Il piccolo edificio adibito a
biglietteria era la lavanderia, dove si faceva la léssia (il ranno): i
panni lavati si mettevano in un capace paiolo di rame e in questo si
versavano cenere e acqua bollente che filtrava poi attraverso un panno
steso sopra la biancheria.
Sotto il portico sono raccolti alcuni
recipienti in pietra che testimoniano una delle attività per cui Torri
andava famosa: l'estrazione del marmo, nelle varietà giallo e rosso;
attività attestata già in epoca medioevale e che, fino agli anni '60,
occupava molti operai,impiegati, oltre che nelle
cave, nelle due fabbriche di granulati sorte alla fine del secolo
scorso. Il marmo veniva tagliato in grossi blocchi - i quàr -, oppure
sminuzzato e poi caricato su grandi barconi da carico, con
destinazione Desenzano e Peschiera: qui prendeva numerose strade e non
poco era quello che raggiungeva perfino l'America, dove era impiegato
per lo più nei pavimenti «alla veneziana ». Le nostre zone non sono
mai state ricche d'argilla, fatto questo che non ha favorito lo sviluppo della ceramica,
ma la pietra ha compensato largamente questo svantaggio: abbiamo
quindi le grosse tine per contenere l'olio, i piléc' per il pesce e
altri alimenti, le pile per ottenere la farina di polenta dal mais;
per non parlare di elementi architettonici come architravi, soglie,
gradini, secchiai e parti inserite nei pilastri delle serre.
La vasca
in pietra, di forma ottagonale, proveniente dall'antica chiesa di S.
Giovanni presso il cimitero, secondo la tradizione era un antico fonte
battesimale risalente al secolo XV; i pezzi di tegoloni raccolti
in essa sono di epoca romana e provengono da un deposito rinvenuto nei
pressi dell'incrocio della strada Gardesana con la via per Albisano.
Sotto il portico sono pure visibili due grosse binde, macchine
azionate a mano per sollevare i blocchi di marmo. Infine, le martelìne
che fanno bella mostra di sé sulla parete, servivano per ravvivare le
scanalature radiali che ornavano le macine impiegate per la
frantumazione dei cereali.
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